Linum usitatissimum (lino). È stata una delle prime colture domesticate.

Il nome del genere deriva dal latino “linon” = “filo” così chiamato per l’antichissimo uso fatto dall’uomo per estrarne fibra (nelle tombe dei faraoni d’Egitto sono state ritrovate alcune mummie fasciate di tela di lino e risalenti a circa 8000 a.c.); Si sosteneva allora che la scoperta della pianta fosse opera di Iside, figura di eccellenza nel Pantheon egiziano, tantoché le era stato dedicato uno specifico ordine sacerdotale, i cui ministri vestivano esclusivamente paramenti tessuti con fibre ricavate dal Linum usitatissimum.

In una grotta, nella Repubblica della Georgia, sono state trovate fibre di lino tinte, databili al 30 000 a.C. Per la mitologia greca, il lino è stato inventato da Aracne, mitica tessitrice, celebre per i suoi arazzi ricamati. Mitica fu la sua sfida con la dea Pallade nella tessitura di una tela di lino con rappresentazioni pittoriche; furono entrambe brave ma la dea non sopportò la rappresentazione fatta da Aracne che nei suoi ricami, descriveva gli dei come stupratori di ninfe.

Pallade incollerita, prima la bastonò e al momento che la povera ninfa aveva deciso di suicidarsi, la trasformò in ragno(da questa leggenda fu preso spunto per chiamare aracnoidi i ragni).





A Roma venne maggiormente usato dai cristiani e dalle vestali come simbolo di purezza, come vestiario e come tele per riparare dal sole i cortili interni di palazzi, del foro (famose quelle che ricoprivano il Colosseo essendo mobili). I fenici lo importarono e lo diffusero in tutta l’Europa settentrionale. Nel periodo rinascimentale, si rafforza la presenza del lino, per un gusto più raffinato nell’uso quotidiano, per produrre lenzuola, camice e vestiti: usati specialmente dai grandi viaggiatori che lanciarono la moda cosiddetta “coloniale”. Fino a qualche tempo fa in Italia, specialmente nel sud, era tradizione preparare un corredo di biancheria in lino da portare in dote per le figlie che si sposavano.

Il lino è il tessuto che compone la Sacra Sindone gelosamente custodita dai cristiani nella cattedrale di S. Giovanni a Torino. Era considerata una erba stregona in grado di allontanare i mali oscuri.

In Sicilia era usata per curare l’insolazione “togliere il sole” tramite un bicchiere posto su un piatto bianco in cui veniva versata dell’acqua e contemporaneamente si bruciavano delle stoppie di lino profferendo imprecazioni. In tal modo il male andava via insieme ai fumi di lino.

Giuseppe De Palma









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