Dai rifiuti urbani umidi un buon fertilizzante. Parola di scienza

I rifiuti urbani umidi possono essere facilmente trasformati in fertilizzanti ad un basso costo. In questo ultimo periodo i fertilizzanti chimici, molto utilizzati\ in agricoltura, stanno raggiungendo prezzi molto elevati. Nel mio caso e non sono un notevole utilizzatore di questo prodotto, un sacco di fertilizzante da 25 kg è passato da 13 euro oltre 30 euro. Quindi, i costi di gestione dei fertilizzanti in una azienda agricola aumentano considerevolmente.

Ottimi sostituti dei fertilizzanti minerali, con il vantaggio sia del prezzo più basso ma soprattutto della possibilità, attraverso di loro, di valorizzare una componente fondamentale della raccolta differenziata fatta da ogni cittadino e dalle imprese. L’ultima conferma dell’utilità dei composti derivanti dalla frazione organica dei rifiuti domestici (FORSU) arriva da una sperimentazione, durata 4 anni, in Emilia Romagna.

Questo fertilizzante ottenuto da un processo industriale che prevede lo sfruttamento per la produzione di gas metano è utile a ridurre l’impoverimento di sostanza organica nel terreno. Inoltre apporta tutte le sostanze necessarie alla coltivazione, compresi i micro elementi.

Uno studio di alcuni enti ed università della Pianura Padana hanno riscontrato un impoverimento di molte aree coltivate, quasi al limite della desertificazione. Cioè talmente poveri di materiale organico da essere difficilmente coltivati e che richiedono massicce aggiunte di sostanze CHIMICHE per portare a compimento la coltivazione.

Gli studi condotti hanno dimostrato che i risultati migliori si ottengono con un miscela dei due fertilizzanti. Il fertilizzante proveniente dal trattamento dell’umido urbano apporta significativo materiale organico, migliorando le caratteristiche del terreno e rendendolo certamente più fertile, mentre il concime chimico completa la disponibilità di sostanze necessarie alla crescita e produzione della coltivazione. Alla fine si è ottenuto un confronto tra campi coltivati con solo fertilizzante organico proveniente di rifiuti ed un campo dove si sono utilizzati entrambi i fertilizzanti.

Inoltre, l’uso di fertilizzanti provenienti dl trattamento dei rifiuti urbani umidi vanno verso lA direzione di una economia circolare di grande valore se si pensa che un terzo poco più, dei rifiuti urbani è umido trattabile.

Lo scenario economico degli ultimi mesi ha dimostrato la necessità di percorrere strade alternative per la nostra nazione per la produzione di energia e di fertilizzanti idonei alla nostra agricoltura. Lo scenario climatico e ambientale del nostro territorio sempre meno ricco di sostanze organiche nel terreno non va sottovalutato nel medio e lungo periodo, dato che rendono i terreni coltivabili sempre meno produttivi.

Fondamentale sviluppare adeguati impianti di compostaggio

L’attuale contingenza internazionale poi, ha reso tangibile quanto siano importanti gli investimenti in ricerca per sviluppare bioprodotti figli dell’economia circolare. Capaci, da un lato di donare nuova vita agli scarti biodegradabili e compostabili e, dall’altro, di ridurre la dipendenza da prodotti esteri.

“Per rendere efficace e su larga scala il processo di produzione dei fertilizzanti di origine organica sono però indispensabili un’organizzazione e un’impiantistica adeguati, avanzati tecnologicamente e con approccio industriale” ricorda Claudio Ciavatta, docente di Chimica Agraria dell’Università di Bologna. “Tutto parte dalla necessità di spiegare ai cittadini quanto sia fondamentale fare una raccolta corretta del rifiuto organico nelle proprie case. Servono poi impianti di compostaggio e digestione anaerobica, che permettono di recuperare energia (trasformandola in biometano) e materia, ovvero il compost, che diventa l’ammendante in grado di sostituire i fertilizzanti chimici”.

Approfondimenti su Re Soil Foundation

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