Acanthocalycium Klimpelianum

Appartiene alle Cereeae e sotto famiglia Echinocereanae

Etimologia:
Il nome deriva dal greco àkantha, spina e càlyx, calice, perchè le scaglie del tubo e sull’ovario sono modificate in spine.





Luogo di origine:
Argentina centrale, sulla Sierra de Cordoba, nella provincia omonima, nelle vicinanze del capoluogo.

Descrizione:
Questa specie era stata inserita da Berger fra le Lobivia e fu quindi passata al genere Echinopsis finchè  Backeberg non la incluse nel genere attuale.
Il fusto è goblulare , depresso o appiattito all’apice, verde scuro e di circa 10 cm di diametro. Le costolature sono circa 19 sulle piante adulte, dritte e tubercolate, con areole ellittiche e feltrose, con feltro giallo bruno, ma con l’invecchiamento divengono quasi glabre.

Dalle areole nascono 6-8- spine radiali, a volte di più, disuguali, dritte, o appena ricurve, grosse, coniche e rigide.

Le spine centrali sono di solito due  o tre, ma ve ne può essere anche una sola; la più bassa è più lunga di tutte le altre  ed è diretta verso il basso, raggiungendo anche più di 4 cm di lunghezza.

Tutte sono inizialmente brune, poi brune più care e infine grigiastre. I fiori sono lunghi 3-4 cm e il tubo ha un piccolo anello lanoso alla base, peculiare a tutto il genere; i segmenti del perianzio sono bianchi.

Coltivazione:
La pianta richiede pieno sole, ma non tollera i freddi intensi. La propagazione è per seme o pollone.

Sinonimi:
Lobivia klimpeliana, Spinicalycium klimpelianum, Acanthocalycium spiniflorum f. Klimpelianum, Acanthocalycium spiniflorum var. klimpelianum e Lobivia spiniflora var. klimpelianum.

Foto e informazioni dal web.

 





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