Proverbio siciliano: Asinu puta e Diu fa racina

È un proverbio che sentivo dire spesso a mio suocero e a tanti anziani del paese. Quando però chiedevo loro il significato, non me lo sapevano spiegare: si dici accussì e basta.

Il proverbio veniva utilizzato indifferentemente per esprimere o meraviglia o rassegnazione: Asinu puta e Diu fa racina.
Mi piaceva molto la musicalità del testo in lingua siciliana, la traduzione letterale in italiano è piuttosto anonima, perde la bellezza del suono: Asino pota e Dio fa uva.

Per molti anni accantonai il proverbio, pur ripetendolo spesso in mente: erano gli anni in cui non venivo toccato né dalla meraviglia né dalla rassegnazione. Finché una volta lessi una notizia curiosa e… illuminante. Parrebbe che la “scoperta” della potatura sia da attribuire a un asino. La storiella che lessi anni fa raccontava di un asino che si era liberato della cavezza con cui era attaccato alla “vuccula” (anello in pietra che sporgeva dalle facciate di case e stalle), era entrato nella vigna del padrone e aveva strappato a morsi le foglie e i tralci di parecchie viti. Il padrone, disperato, lo bastonò violentemente e alla prima occasione lo vendette. Basta.

La sorpresa enorme fu che proprio la porzione di vigneto che l’asino aveva mangiato, diede molta più uva di quella parte che era rimasta sana. Per merito di un asino, l’uomo scoprì la potatura e la sua importanza.
Una volta trovata la chiave, e grazie all’infinito scibile del web, trovai parecchi riferimenti a questo proverbio e alla storiella/leggenda dell’asino.

Nelle Periegesis, Pausania parla di una stele trovata della città di Sicione, nel peloponneso, dove è immortalato un asino mentre mangia un tralcio di vite.
Torniamo al proverbio e cerchiamo adesso di dare il significato sia per la meraviglia che per la rassegnazione
Per la meraviglia, perché con l’istinto di un animale, l’asino, e con le preghiere per assicurarsi la benevolenza del buon Dio, il lavoro duro dell’uomo viene ripagato e l’uva diventerà vino e bene prezioso.
Per la rassegnazione, perché puoi lavorare e sgobbare come un asino, puoi romperti la schiena con la zappa e ti puoi essiccare come un pomodoro sotto il sole di agosto, ma alla fine non puoi nulla contro il caso, la fatalità, se non hai il favore di Dio.

Rimane in me un grande motivo di orgoglio, che non è certo quello di avere finalmente dato un significato ad un proverbio: altri prima e meglio di me lo hanno fatto. L’orgoglio scaturisce dalla “discendenza” e mi spiego meglio: intere generazioni hanno tramandato un proverbio, senza capirne profondamente il vero significato; lo hanno però conservato e trasmesso con grande oculatezza, con cognizione di causa, quasi con solennità, perché anche se non lo capivano, avevano intuito la bellezza e la grande verità che quelle parole si portano dietro e dentro da secoli.

Filippo Bozzali





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