IL CARRUBO

Stacchiamo un po’ con la storia e parliamo di una delle nostre preziosità, un albero sempreverde, robusto e longevo, che a maturità raggiunge proporzioni possenti… il carrubo.

La forza e la potenza di questa pianta sono date dalla capacità di vivere in terreni aridi e poveri, con condizioni climatiche inospitali. Il suo apparato radicale molto sviluppato affonda tra le spaccature delle rocce per ricavarne il massimo nutrimento, contribuendo ad evitare la desertificazione delle zone in cui cresce.

Forse in pochi sanno che i semi del Carrubo sono particolarmente uniformi come dimensione e peso in tutto il mondo… essi prendono nome dall’arabo (qīrāṭ o “karat”) da cui deriva il nome dell’unità di misura “Carato” equivalente a un quinto di grammo in uso per le pietre preziose.





Il carrubo è un albero originario dell’Arabia, oggi presente in tutto il bacino del Mediterraneo. In Italia esistono tuttora importanti carrubeti nel Ragusano e nel Siracusano; in queste zone sono ancora attive alcune industrie, che trasformano il mesocarpo del carrubo in semilavorati, utilizzati nell’industria dolciaria e alimentare.
La provincia di Ragusa copre circa il 70% della produzione nazionale.

Nella contrada Favarotto tra Cave d’Ispica e Rosolini si incontrano carrubeti plurisecolari con centinaia di esemplari tra i 900 e i 1000 anni di età, ma il più grande e il più antico del mondo si trova nella tenuta Caschetto dove svetta un carrubo di ben 2000 anni.

Ha un diametro di 18 metri ed è alto più di 10 metri… un esemplare meraviglioso, maestoso, dalle ricche fronde imponenti e ancora in ottima salute considerando l’età. Un albero davvero indimenticabile!

Il frutto è la carruba, nota anche con il nome di Pane di S. Giovanni, o “St. John’s bread”, come la chiamano in Inghilterra. Difatti, il nome così curioso deriva da un’errata interpretazione della Bibbia, secondo la quale il santo si cibò dei frutti del Locust tree (nome inglese del carrubo) quando rimase nel deserto. In realtà, il santo Giovanni si nutrì di locuste migratorie, ma il termine affibbiato al prodotto rimase tale.

Oggi il carrubo è stato molto rivalutato perché è un legume ricco di fibre, flavonoidi, vitamine e minerali come zinco, potassio, selenio, calcio e fosforo. La farina, ricavata dalla polpa o dai semi maturi fatti seccare, tostare e macinare, è diventata, data la notevole somiglianza per colore e sapore, un prezioso sostituto del cacao.

Per gustare la cioccolata con farina di carrube occorre mischiarla a freddo con latte vegetale (soia, riso, avena), fecola di mais e un pizzico di cannella. Si prosegue facendola sbollire dolcemente, per poi mescolarla fino a che si addensa. Buonissima!
La farina di carrube si usa anche per i dolci, i pani, gli sciroppi, i decotti, i gelati ed ha diversi impieghi anche in cosmetica. Il carrubo quindi dona meraviglia al territorio, oltre ad essere una notevole risorsa considerando che la Sicilia ne vanta il 70% della produzione mondiale.

Per finire, così come mi ha indicato un amico, va evidenziato che dal carrubo si ricava un miele raro e prezioso, il miele di carrubo. Essendo prodotto d’inverno, l’unica ape in grado di realizzarlo è l’Ape Nera Sicula, che a differenza delle altre mellifere non va in glomere d’inverno.

Il miele di carrubo ha un profumo particolare, che ricorda appunto il frutto ed un sapore inebriante. La consistenza è quasi cremosa, da sciogliere lentamente in bocca. Allo stato liquido si presenta molto scuro, per diventare più chiaro – color nocciola – in seguito alla cristallizzazione. Quest’ ultima avviene molto velocemente: cristallizza alcuni giorni dopo la smielatura essendo prodotto in un periodo particolarmente freddo. Questo miele viene infatti prodotto nel ragusano nei mesi di ottobre/novembre.

Foto Santamariadelfocallo.altervista.org

Autore del post Claudio D’Angelo





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